
Alla fine del XIII secolo, numerosi Comuni italiani cercarono di imbrigliare la violenza e l’indisciplina di alcune famiglie aristocratiche e di bandirle dall’attività politica.
A Firenze, l’esclusione di questi lignaggi dichiarati magnatizi fu più volte confermata fino all’età medicea e le misure eccezionali destinate a prevenire e punire i misfatti di questi Grandi furono reiterate e talvolta inasprite. Parallelamente, nel corso del Trecento, il gruppo dirigente del Comune reintegrò nel Popolo – ossia tra i cittadini politicamente attivi – singoli individui o interi gruppi familiari precedentemente estromessi.
Il libro ripercorre le tappe e le modalità di questi “ritorni” che suscitarono delle resistenze e furono il risultato di compromessi tra élite mercantile al potere e magnati. Nel corso di circa un secolo, il Comune fiorentino sperimentò delle strategie di controllo sul comportamento criminale e fazioso dei magnati. In primo luogo, cercò di sfruttare il forte senso di solidarietà familiare nel tentativo di ritorcerlo contro di loro, offrendo anche le possibili vie.
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